Solstizio d’inverno, una luce per domani

Si ferma prima, oggi, l’affaccendarsi frenetico,

la notte pareggia il giorno, la più lunga dell’anno, lei, il più corto dell’anno, lui. Un inizio o una fine? Questo è uno di quei momenti che hanno un’aura di magia, celebrato in riti che si perdono nel tempo.

Si ferma prima, oggi, l’affaccendarsi frenetico,

in un attimo è già sera. In un attimo potremmo aver rimpianto d’aver rimandato cose che la notte non consente. In un attimo ci sembra di esserci lasciati alle spalle una strada lunga una vita.

In un attimo, oggi, il buio è cristallino. Che cosa vuoi chiedere a questa notte brulicante di stelle e di promesse? Nulla, forse. Se non la contemplazione: è un miracolo che si ripete nonostante la nostra indifferenza. Si ferma prima, oggi, l’affaccendarsi frenetico e si apre ai nostri occhi la notte dei poeti, il tempo di coloro che provano ancora a meravigliarsi. Apri la finestra, esci dalla porta, respira l’aria pungente dell’inverno giovane, stupisciti dell’incedere delle costellazioni. Davanti ai tuoi occhi stanno passando ere ed universi, hai una notte più lunga per cercarli tra i riflessi dei pianeti e dietro la corsa di nubi passeggere. O dentro di te. Il druido cosparge di profumo e ninne nanne la terra, accarezza la pietra col vischio – “colui che tutto guarisce” perché germogliato dalla luce di un raggio celeste. C’è un’energia cosmica che travalica gli stretti confini e ci dona lo sguardo universale. Ma devi volerla cogliere. Devi sentirla. Devi entrare nel paradosso della notte più lunga: quando fa buio aneliamo la luce, oggi il buio arriva prima perché quell’anelito s’accenda prima nel cuore. Prima di domani, quando il giorno ci avrà già fatto dimenticare la magia dell’incanto. Prima di domani, quando il canto del druido non sarà che il ricordo di una suggestione. Prima di domani. Ora, poiché ci è data una lunga notte di poesia per far luce dentro le nostre vite frammentate. Una luce che potrà allargare gli orizzonti del nostro domani.

Dietro il sipario*

Quando son le nubi
a solcare il quadro della sera

più non sai

se sia la notte
a pretendere il trono

o se invece una nuova stagione
stia all’erta dietro il sipario

con tutte le sue luci già deste
e parole d’incanto

e dal suo palco si prenda la scena.

*da: Emanuele Martignoni, Ricami di luce nel tempo, gr. edit. GEDI, 2021

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